Frequent Asked Questions (FAQ) relative all’applicazione DeA WING

 

Quali sono le principali fonti statistiche di riferimento?

Vengono utilizzati i dati resi disponibili dalle maggiori organizzazioni internazionali, da autorevoli editori specializzati in elaborazioni statistiche e, ove disponibili, dagli istituti di statistica nazionali con particolare riferimento agli annuari statistici e ai risultati degli ultimi censimenti della popolazione.

Ecco alcuni link di riferimento:

MONDO

African Development Bank (AfDB)   http://www.afdb.org/en/

Asian Development Bank (ADB)   www.adb.org/

Economic Commission for Latin America and the Caribbean (ECLAC)   www.eclac.org/

Energy Information Administration (EIA)   www.eia.doe.gov/

Europa Publications Ltd. publications.europa.eu/

European Commission EUROSTAT   epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home/

Food and Agriculture Organization (FAO), FAOSTAT Statistical Database   faostat.fao.org/

International Energy Agency (IEA)  www.iea.org/

International Labour Organization (ILO)   www.ilo.org/global/lang--en/index.htm

International Monetary Fund (IMF)   www.imf.org/external/index.htm

International Organization of Motor Vehicle Manufacturers (OICA)   www.oica.net/

International Road Federation   www.irfnet.org/

International Telecommunication Union (ITU)  www.itu.int/en/pages/default.aspx

International Trade Centre (ITC)   www.intracen.org/

International Union of Railways (UIC)   www.uic.org/

Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD)   www.oecd.org/home/

UNESCO Institute for Statistics   www.uis.unesco.org/

UNICEF, The State of the World's Children   www.unicef.org/

United Nations (UN), UNDATA Statistical Database   data.un.org/

UN COMTRADE   comtrade.un.org/

United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD)   www.unctad.org/

United Nations Development Programme (UNDP)   www.undp.org/

United Nations Economic and Social Commission for Asia and the Pacific (UNESCAP) www.unescap.org/

United Nations Economic Commission for Europe (UNECE)   www.unece.org/

United Nations Environment Programme (UNEP)   www.unep.org/

United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC)   www.unodc.org/

United Nations Population Fund (UNFPA)   www.unfpa.org/

United States Census Bureau   www.census.gov/

United States Geological Survey (USGS)   www.usgs.gov/

World Bank   data.worldbank.org/

World Health Organization (WHO)   www.who.int/en/

World Nuclear Association (WNA)   www.world-nuclear.org/

World Tourism Organization (UNWTO)   unwto.org/en

World Trade Organization (WTO)   www.wto.org/

 

ITALIA

Banca d'Italia   www.bancaditalia.it/

Confcommercio   www.confcommercio.it/home/

Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC)   www.enac.gov.it/Home/

Istituto nazionale di statistica (ISTAT)   www.istat.it/

Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS)   www.inps.it/

Istituto per il Commercio Estero (ICE)   www.ice.gov.it/

Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) www.isprambiente.gov.it

Ministero della Difesa   www.difesa.it

Ministero dell'Economia e delle Finanze   www.tesoro.it/

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti   www.mit.gov.it/

Ministero dello Sviluppo Economico   www.sviluppoeconomico.gov.it/

Ministero per i beni e le attività culturali   www.beniculturali.it/

Terna spa   www.terna.it/

Unioncamere   www.unioncamere.gov.it/

Unione Petrolifera   www.unionepetrolifera.it/

 

Perché l’anno di edizione non corrisponde all’anno di aggiornamento dei dati?

I dati statistici, reperiti da enti, organizzazioni e istituti, sono raccolti ed elaborati: sono necessarie verifiche e omogeneizzazioni. Tali processi implicano, oltre a tempi tecnici, la ovvia condizione che il reperimento dei dati sia completo, riferito cioè all’intero anno. Ecco perché quest’ultimo è sempre precedente a quello di edizione, a volte di un solo anno, ma nei casi di dati molto complessi o che vengono raccolti con minor frequenza, anche di più anni. Inevitabilmente questo gap temporale si ripercuote sull’aggiornamento dei dati e, in periodi particolarmente mutevoli come quello di oggi anche solo in campo economico, può accadere di consultare valori che sembrano contrastare alcune evidenze dell’attualità. Dunque, oltre a utilizzare sempre e comunque i dati più recenti, è buona regola dichiarare l’anno di riferimento.

 

Perché i grafici a istogramma vengono visualizzati in scala sia lineare che logaritmica?

La scala lineare permette il confronto diretto e assoluto dei dati perché le misurazioni si basano su una graduazione equidistante. La scala logaritmica è invece una scala non lineare perché si basa su una progressione nella quale ogni distanza a partire dall’origine non è rappresentata dal suo stesso valore ma dal suo logaritmo. Tralasciando, in questa sede, la definizione matematica di logaritmo, si noti come tale funzione sia molto utile nella rappresentazione grafica di alcuni dati: sorge infatti spesso la necessità di comparare valori molto distanti tra loro. La scala lineare, pur definendo le corrette proporzioni tra gli stessi, a volte non ne permette la facile e immediata comparazione, a causa delle grandi differenze numeriche. Mantenere le proporzioni in queste condizioni significa penalizzare i valori estremi poiché diventano non rappresentabili (spesso ben evidenti i valori più alti ma molto appiattiti e quasi impercettibili i più bassi). La funzione logaritmica invece, applicata ai dati assoluti, “appiattisce” le differenze di valore senza eliminarle completamente e permette quindi una comparazione relativa di dati numericamente anche molto distanti tra loro. Si perde dunque la proporzionalità a favore della rappresentabilità. La scala logaritmica viene frequentemente usata negli studi di fisica e chimica ma anche per comparare dati statistici all’interno dello stesso grafico.

 

Perché le classi presenti nelle legende tematiche sono spesso disomogenee per intervallo e hanno limiti numerici non arrotondati?

La rappresentazione grafica (in questo caso affidata a intervalli contraddistinti da un colore) deve in primo luogo rendere evidenti analogie e differenze. La scelta degli intervalli rappresentati è fondamentale perché tale obiettivo venga raggiunto. I dati, a livello mondiale e per lo stesso argomento, presentano una variabilità notevolissima che, tra l’altro, varia nel corso del tempo. Le legende in DeA WING sono generate attraverso un algoritmo basato sul cosiddetto Metodo di ottimizzazione di Jenks (Jenks natural breaks classification method). Il metodo, elaborato dal cartografo americano George F. Jenks a partire dagli anni ’50, si prefigge di determinare la migliore distribuzione dei dati in classi significative, cercando di minimizzare la varianza all’interno di ogni classe e massimizzare quella tra le classi stesse. Nella stragrande maggioranza dei casi il metodo Jenks si rivela molto efficace e per questo motivo è stato adottato nelle rappresentazioni grafiche statistiche. Solo in alcuni casi molto particolari si è intervenuti introducendo correttivi mirati.

 

Nelle legende, cosa significa esattamente dato non disponibile?

Quando alcune nazioni appaiono in grigio sui planisferi tematici, significa che il valore relativo per quel tema non è rappresentato. Tale circostanza può avere spiegazioni differenti: la più comune è che il dato non è presente in banca dati perché non è stato pubblicato dalle fonti originali per problemi oggettivi di varia natura (la nazione è in stato di guerra, gli uffici statistici non sono attivi e così via). Può accadere anche che il dato esista ma sia ritenuto non affidabile o non comparabile a quello degli altri stati a causa del mancato aggiornamento da parte della fonte che lo emana o dell’uso di un’unità di misura diversa e non comparabile. La campitura grigia infine, può indicare che quel tema non è significativo e dunque non è necessario rappresentarlo in una data nazione: si pensi ad esempio al tema dell’analfabetismo che non è riportato nei paesi in cui il fenomeno, fortunatamente, non è presente. Un caso analogo può valere nella rappresentazione di colture strettamente legate a un territorio e dunque a un clima come ad esempio la frutta tropicale: inutile specificare che in Canada non si coltivano banane. Il dato non disponibile quindi non va letto come una mancanza, anzi, proprio la sua indisponibilità segnala spesso una situazione particolare che diventa a sua volta spunto di ricerca.

 

Nella selezione delle aree mondo, vengono aggregati il Vicino e il Medio Oriente. Non sono sinonimi?

Nell’uso corrente si utilizzano i due termini indifferentemente. Più precisamente Vicino Oriente dovrebbe indicare i paesi asiatici mediterranei e quelli facenti parte della penisola arabica (vicini all’Europa). Medio Oriente dovrebbe indicare invece l’Iran, l’Afghanistan, il Pakistan e le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale. In realtà queste ultime vengono quasi sempre trattate separatamente. Tuttavia il vero equivoco è che la presenza di un Oriente medio presuppone la presenza di un Oriente lontano o estremo che esiste, ma molto più a est dell’Oriente di cui si sta parlando e non comprende la regione indiana. L’origine di ciò è da ricercarsi nel periodo della Prima guerra mondiale: l’esercito britannico di stanza in Egitto e nei territori occidentali dell’Asia si definiva Armata del Vicino Oriente mentre quello operante in India si spingeva fino alla penisola araba ed era conosciuto come Armata del Medio Oriente. Il trasferimento successivo del comando di quest’ultimo da Delhi al Cairo, portò con sé il nome Medio Oriente che le agenzie britanniche cominciarono ad attribuire anche alle zone mediterranee dell’Asia.

 

È corretto riferirsi all’area del continente africano a sud del Sahara col termine sub-sahariano?

Il prefisso sub- indica sotto e solo forzatamente, in geografia, può essergli attribuito il significato di sud. Comunque il termine è ormai entrato nell’uso comune sia a livello accademico che divulgativo, non viene certamente equivocato e quindi è considerato accettabile.

 

Perché la Russia viene annoverata tra gli stati europei nonostante tre quarti del suo territorio siano in Asia? Esistono altri casi simili?

Non sono molti i casi di nazioni il cui territorio abbraccia più continenti. Considerando Urali e Dardanelli-Bosforo come i confini convenzionali tra Europa e Asia, sicuramente la Russia e la Turchia rientrano in questa ristretta cerchia di stati. Esistono però anche casi che potremmo definire di ambiguità geografica: ad esempio una nazione come Cipro, culturalmente legata all’Europa, è geograficamente asiatica; un’isola come la Nuova Guinea, politicamente separata dall’arbitrario confine tra Indonesia e Papua Nuova Guinea, fa da limite tra Asia e Oceania; l’Egitto è un paese africano il cui territorio oltre l’istmo di Suez è però geograficamente Asia; l’intera America Centrale, di cultura prevalentemente latina, molto spesso viene trattata in atlanti e pubblicazioni statistiche insieme al Nordamerica anglosassone. Per tornare al caso della Russia, a livello socio-economico, il paese è ormai fortemente legato all’Occidente e viene considerato corretto annoverarlo tra le nazioni dell’est Europa; a livello geografico, invece, si considera europea solo la porzione di territorio a ovest dei Monti Urali. Questo comporta che la parte settentrionale del Mar Caspio sia in parte europea e il Caucaso sia la catena montuosa con la più alta cima del vecchio continente, l’Elbrus, 5642 metri. Conseguenze simili si hanno considerando la parte europea della Turchia: Istanbul è a tutti gli effetti la più grande metropoli d’Europa.

 

Perché le isole Hawaii vengono trattate in Oceania pur essendo statunitensi?

Esistono diverse motivazioni che portano a considerare le isole Hawaii geograficamente appartenenti al continente Oceania. Innanzitutto la geologia colloca l’arcipelago sulla placca pacifica, solidale quindi a Polinesia e Micronesia. La storia testimonia, e la genetica prova, che le origini delle popolazioni hawaiiane sono sicuramente riconducibili a migrazioni di etnie polinesiane; la colonizzazione anglosassone stabile è infatti di molto posteriore al viaggio di James Cook, primo europeo a porre piede sulle isole nel 1778. Infine il territorio stesso costituisce un evidente continuum con gli altri territori oceanici dal punto di vista morfologico, climatico e naturalistico.

Viceversa la storia politica moderna dell’arcipelago è strettamente legata al continente nordamericano e comincia con l’istituzione del protettorato statunitense nel 1873, con lo scopo di salvaguardare la presenza di missionari e coloni americani. La vera e propria annessione agli Stati Uniti arriva nel 1896 con la qualifica di Territorio. Nel 1959 le Hawaii completano l’integrazione politica, divenendo il 50° Stato dell’Unione.

 

Nella sezione Organizzazioni Internazionali, l’elenco degli stati facenti parte l’UA-Unione Africana è incompleto, manca il Marocco.

Il Marocco non fa più parte dell’Unione Africana in quanto si è ritirato nel 1982 dall’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA), predecessore dell’UA. La causa di tale ritiro va ricercata nel riconoscimento dell’indipendenza del Sahara Occidentale da parte dell’OUA stessa. Questa regione fu sotto controllo spagnolo fino al 1976, quando venne occupata dal Marocco che unilateralmente e senza riconoscimento internazionale, la annesse al proprio territorio. La popolazione, attraverso azioni di guerriglia orchestrate dal Fronte Polisario, si ribellò all’occupazione e proclamò la nascita della Repubblica Araba Sahrawi Democratica ammessa all’OUA nel 1982. Per reazione il Marocco ne uscì per non rientrarvi più, nemmeno nel 2002, data di nascita della nuova UA. Attualmente l’occupazione marocchina continua mentre è cominciato il dialogo col Polisario nell’ottica di un’ampia autodeterminazione dell’area.

 

Perché nelle schede paesi il nome di alcuni stati ne riporta un secondo tra parentesi?

I pochi casi esistenti non contemplano una posizione univoca da parte della comunità internazionale. Per quanto riguarda il nome di stati sovrani, si possono citare tre casi su tutti: Myanmar (Birmania), Bielorussia (Russia Bianca) e Moldova (Moldavia).

La Birmania (o Burma) è il nome storico della regione abitata dall’etnia Bamar, ancora oggi la predominante in Birmania. Il toponimo Myanma si diffuse nel XIII secolo durante la calata delle popolazioni mongole del nord ma non fu mai utilizzato diffusamente per indicare la nazione birmana. Nel 1989, la giunta militare al governo decise invece di adottarlo come nome ufficiale dello stato, sostenendone la corretta neutralità etnica contrapposta al negativo retaggio coloniale del nome Birmania (che in realtà, coloniale non è).

Per facilitare la pronuncia del nuovo nome in inglese, fu anche aggiunta una r finale. In realtà nel mondo anglosassone si preferisce il toponimo Burma mentre in altre sedi, come l’Unione Europea, si è deciso di utilizzare entrambe le forme: Birmania e Myanmar.

La Bielorussia è una repubblica ex sovietica completamente indipendente dal 1991. Il nome traslitterato dal bielorusso cirillico è Belarus’, ma la forma italianizzata Bielorussia deriva dal russo cirillico Belorussija equivalente nella traduzione a Russia Bianca (bel significa infatti bianco in tutte le lingue slave). Coesistono entrambi i nomi.

Anche la Moldova si è proclamata indipendente nel 1991 dopo la dissoluzione dell’URSS. E anche qui la forma alternativa Moldavia è un retaggio del passato. Si tratta infatti della esonimizzazione della forma russa Moldavija che però oggi, risultando omonima alla regione romena della Moldavia, potrebbe generare confusione.

 

Che differenza c’è tra territori e dipendenze?

Ogni ordinamento politico/amministrativo nazionale possiede un proprio criterio di classificazione delle aree geografiche poste fuori dai confini della madre patria. I casi sono molto diversi anche se le vere differenze riguardano solo il grado di subordinazione dell’area stessa nei confronti della nazione sovrana. In genere le dipendenze hanno un grado di autonomia piuttosto basso e sono riconducibili a municipalità o province del relativo stato di riferimento. I territori hanno solitamente un’autonomia più accentuata simile a quella di una regione o di uno stato federato. Esistono poi casi particolari come la Groenlandia o le Isole Cook che posseggono addirittura una forma di autogoverno rispetto alla Danimarca e alla Nuova Zelanda delle quali sono formalmente appartenenze.

 

Perché il capo di Stato canadese è la regina d’Inghilterra?

Il Canada non è l’unico paese in cui Elisabetta II viene considerata capo dello Stato. Accade anche in Australia o in Nuova Zelanda. Il motivo è semplice: questi e altri 51 stati fanno parte del Commonwealth delle Nazioni, ovvero l’associazione volontaria che riunisce quasi tutte le ex colonie britanniche. In molti di questi stati, la regina ha conservato il simbolico ruolo di capo dello Stato anche se, a livello politico, l’indipendenza non viene mai messa in discussione. Si tratta più che altro di un’intesa tra nazioni volta a promuovere la cooperazione reciproca in campo politico, sociale ed economico.

 

Nella sezione record, che criterio è stato usato nella compilazione delle graduatorie (ranking)?

Essendo un compendio mondiale, è stato ritenuto più significativo elencare le varie voci in termini di importanza ponderata. Si consideri l’esempio dei monti a livello mondiale: il parametro utilizzato è l’altitudine; è evidente che per molte decine di posizioni sarebbero elencate solo cime himalayane, comprese vette sconosciute, storicamente e alpinisticamente poco significative. Si è preferito invece stilare una classifica con certamente i classici 14 ottomila, seguiti però dalle cime più alte degli altri continenti. Questo criterio ragionato è stato esteso anche ad altre emergenze in modo da rendere gli elenchi il più possibile completi, in prima battuta considerando il dato più significativo (lunghezza per i fiumi, ampiezza per i laghi, popolazione per le città) ma ponderandolo con altre esigenze come l’omogeneità della distribuzione geografica e l’importanza politica o storica. Ecco perché si usa ad esempio il termine di monti principali e non di monti più alti.

 

Che differenza c’è tra città e agglomerato urbano?

La definizione di città è estremamente varia a livello mondiale. Ogni nazione ha un proprio concetto specifico che trae origine dai relativi retaggi culturali e storici. Dal punto di vista statistico i dati vengono resi il più possibile coerenti e quindi raffrontabili. In linea di massima, con il termine città si intende il nucleo dell’area urbana compresa nel cosiddetto comune o municipalità, mentre col termine di agglomerato urbano si indica l’intera area metropolitana comprendente i sobborghi esterni e le municipalità progressivamente inglobate nell’urbanizzazione. Singolare è la situazione statistica di alcune metropoli anglosassoni come Londra: la città, dal punto di vista strettamente statistico, si riferisce solo al quartiere centrale della City e conta poche migliaia di abitanti; l’agglomerato urbano ingloba quartieri e città limitrofe e ospita oltre 8 milioni di abitanti.

 

Città del Messico è davvero l’agglomerato urbano più popoloso del mondo?

Il calcolo della popolazione delle aree metropolitane a livello mondiale è un problema aperto rispetto a molti punti di vista. Una normalizzazione dei dati è pressoché impossibile a causa dei vari metodi nazionali di valutazione e delle difficoltà oggettive nel recupero delle informazioni soprattutto nei paesi meno sviluppati. La difficoltà nel comparare i dati è evidente nel caso del Giappone. Il metodo di calcolo adottato dai giapponesi per l’area urbana di Tokyo (utilizzato, per la verità, anche dal Rapporto Urbanistico dell’ONU), porta a una stima di oltre 37 milioni di abitanti, 17 milioni in più di Città del Messico! Il motivo è che la cosiddetta Metropoli di Tokyo somma, forse arbitrariamente, più agglomerati urbani singoli.

Resta quindi ragionevole considerare Città del Messico l’agglomerato urbano più popoloso del mondo proprio in ragione della sua unitarietà metropolitana.

L’unico modo per rimanere il più aderenti possibile alla realtà è la continua verifica e il regolare aggiornamento dei dati sia a livello ufficiale che di stima.

 

Perché alcuni fiumi sono riportati nel ranking con un nome doppio (es. Nilo-Kagera)?

I grandi fiumi che attraversano i confini di molti paesi, non sempre portano lo stesso nome e non sempre possiedono la sorgente in capo all’asse fluviale maggiore. Ne è un esempio il grande fiume nordamericano Mississippi. Dalla sorgente alla foce il fiume misura 3778 chilometri. Ma se giunti alla confluenza del suo affluente principale, il Missouri, si misura l’asse fluviale fino alla sorgente di quest’ultimo, vengono raggiunti i 5620 chilometri. In questi casi si parla più propriamente di sistema fluviale. In geografia si accettano ormai tali scelte tanto che il fiume più lungo del mondo raggiunge tale primato sommando le lunghezze dell’immissario del Lago Vittoria, il Kagera, dell’immaginario percorso del fiume attraverso il lago e dell’intero corso dell’emissario, il Nilo.

Ci sono poi casi, come quello del Rio delle Amazzoni, in cui il fiume principale nasce nel punto di confluenza di due affluenti comparabili per importanza, l’Ucayali e il Marañón. Così i due sistemi fluviali che ne derivano sono denominati Rio delle Amazzoni-Ucayali e Rio delle Amazzoni- Marañón.

 

È vero che il Lago d’Aral, al confine tra Kazakistan e Uzbekistan, è destinato a scomparire a causa dell’intervento dell’uomo?

A partire dagli anni ’50, il prelievo d’acqua per scopi agricoli dai due immissari dell’Aral, il Syr-Darya e soprattutto l’Amu-Darya, ha ridotto la superficie del lago di circa il 75%. Attualmente il prosciugamento si è stabilizzato, sono state realizzate alcune opere di regimentazione e sono allo studio altri progetti di recupero. In territorio kazako, è stata costruita una diga il cui sbarramento sta contribuendo in modo decisivo a incrementare il livello delle acque nel cosiddetto Piccolo Aral o Aral del Nord, il bacino settentrionale che accoglie le acque del Syr-Darya. L’obiettivo è rendere nuovamente operativo il porto di Aral, città che oggi sorge a più di 20 chilometri dalla costa. Per quanto riguarda il Grande Aral, l’enorme bacino meridionale al confine tra Uzbekistan e Kazakistan, la situazione è così compromessa che solo progetti valutati in decine di miliardi di dollari potrebbero sortire qualche effetto. Il governo dell’Uzbekistan si sta orientando verso una soluzione che prevede il risanamento dell’immenso deserto salato e polveroso un tempo occupato dal lago, attraverso la piantumazione di particolari vegetali alofili. Sembra infine scongiurato il pericolo di inquinamento chimico e batteriologico a causa dei fusti tossici presenti nella base militare abbandonata sulla ormai ex isola di Vozrozdenija, bonificata nel 2002 da una task force internazionale.

 

Cosa si intende per vulcano attivo?

I vulcani citati nei ranking della sezione Terra-Record non ricalcano la definizione geologica di vulcano attivo. Nella geologia moderna, a livello mondiale, si considerano attivi tutti i vulcani che presentano tracce di eruzione risalenti a meno di 10 000 anni fa; è stata abbandonata quindi la definizione precedente che annoverava come attivi solo i vulcani le cui eruzioni erano registrate in cronache di epoca storica. In DeA WING sono  invece elencati i principali vulcani che hanno eruttato in età moderna o presentano evidenti segnali di attività quiescente. Nella definizione di principali, oltre alla quota, si è considerata anche la pericolosità potenziale per la popolazione e il territorio circostante.

 

Perché la Groenlandia è considerata l’isola più grande del mondo? Australia e Antartide non sono più grandi?

In geografia, come per altre discipline, è necessario adottare alcune norme convenzionali. La definizione di isola ne è un esempio. Un’isola è un territorio interamente circondato dalle acque ma non tanto esteso da essere considerato paragonabile a un continente. Tale definizione, grossolanamente quantitativa, nasce dall’evidente esigenza di non considerare isola una terra come l’Australia e altre masse continentali come l’Antartide.

Volendo trovare invece un parametro oggettivo che discrimini la condizione di isola da quella di continente, probabilmente l’unico accettabile sarebbe quello che considera isola ogni area circondata dalle acque, la cui presenza influenza climaticamente l’intero territorio: il punto centrale della Groenlandia subisce l’influenza oceanica mentre quello dell’Australia ne è completamente privo.

 

Osservando alcune bandiere nazionali, ad esempio nell’area Mappe, si notano delle analogie (tra quelle dei paesi del Golfo di Guinea o tra quelli dell’area scandinava). Qual è la ragione?

Alcune nazioni, la cui storia presenta analogie sociali, culturali e politiche, sono legate simbolicamente anche dalle relative bandiere. Le bandiere di molti stati che affacciano sul Golfo di Guinea, ad esempio, sono caratterizzate dai tre colori verde, giallo e rosso, originariamente presenti sulla bandiera dell’Etiopia, per lungo tempo l’unico paese indipendente d’Africa. Tale scelta evocava il desiderio di libertà di queste nazioni; i tre colori, definiti panafricani, vennero disposti in modo differente ma l’uniformità cromatica e stilistica risulta evidente.

Nel caso dei paesi scandinavi è lo schema geometrico a rimanere costante. Tutte le nazioni conservano la cosiddetta croce scandinava originariamente prerogativa della Danimarca (Dannebrog). Vengono utilizzati colori diversi ma lo schema identico è un chiaro richiamo all’identità comune di questi stati.

Un altro caso piuttosto evidente è quello della Union Jack, la bandiera ufficiale del Regno Unito, presente nel vessillo di molte nazioni ex colonie britanniche, e di quasi tutti gli attuali territori esterni inglesi.

Un po’ meno eclatante è invece l’analogia cromatica nelle bandiere dei paesi arabi. I colori utilizzati sono sempre il verde, il rosso, il bianco e il nero, caratteristici della bandiera hashemita della Rivolta Araba. A volte sono presenti diciture in arabo, la luna crescente, le stelle della Repubblica Araba Unita e altri simboli.

 

Per quale ragione si usa il doppio nome Golfo Persico/Golfo Arabico?

Il primo è il nome storico e si riferisce all’antico nome dell’Iran, Persia. L’ascesa sociale e soprattutto economica degli stati arabi del Golfo, ha convinto la comunità internazionale ad assecondare le motivazioni di questi ultimi che rivendicano la loro presenza su quel tratto di mare come e più dell’Iran (che è un paese musulmano ma non arabo). Attualmente si preferisce usare entrambi i nomi per evitare ogni possibile diatriba.

Altri mari sono stati oggetto di rivendicazioni simili. Il toponimo Mar del Giappone, per esempio, viene misconosciuto dalle Coree e per questo si è affiancata la forma Mare dell’Est. Meno politica è la motivazione per cui a Mar delle Antille si affianca Mar dei Caraibi o Caribico. Si tratta di un riconoscimento storico alla popolazione indigena dei Caribe.

 

Perché su alcune mappe, vi sono confini rappresentati con simbologia differente?

Nei rapporti internazionali tra stati, la delimitazione dei confini è di norma formalizzata in modo bilaterale attraverso trattati che definiscono la geometria delle frontiere. Esistono tuttavia casi in cui i limiti non sono riconosciuti dalle nazioni confinanti. Si tratta di rivendicazioni territoriali derivanti da cause etniche, strategiche o economiche, quando non conseguenze di azioni militari che hanno portato all’occupazione di un’area con la forza. I confini in contestazione possono essere riconosciuti o meno dalla comunità internazionale; tale posizione non è però quasi mai decisiva nell’evoluzione degli eventi che, in larga parte, sono lasciati alla responsabilità delle nazioni direttamente coinvolte. Tale tolleranza diplomatica comporta solitamente una situazione di stallo nella situazione de facto, causa purtroppo di conflitti locali molto spesso misconosciuti o addirittura ignorati. Vi sono casi in cui le tensioni sfocianti in disordini e scontri armati, portano alla ribalta della cronaca questi punti caldi del pianeta.

Tra le rivendicazioni territoriali più note, si citano le zone di confine tra Cina, India e Pakistan (il Kashmir è quella in cui le tensioni sono più esplosive); la Palestina e i territori occupati da Israele in Egitto, Siria e Giordania; le repubbliche causasiche filorusse in Georgia. Esistono poi situazioni più consolidate, apparentemente in momentanea stasi o appannaggio di una delle parti in causa come le zone desertiche lungo il confine tra Egitto e Sudan e tra Marocco, Sahara Occidentale e Algeria, la Repubblica turca di Cipro del Nord, il Kosovo ormai quasi indipendente dalla Serbia, le Curili Meridionali, russe rivendicate dal Giappone, le britanniche isole Falkland rivendicate dall’Argentina, l’isola di Taiwan de facto indipendente ma ancora considerata una semplice provincia dalla Repubblica Popolare Cinese.

 

Nel 2011 la regione meridionale del Sudan ha scelto l’indipendenza. È già diventato ufficialmente il 54° stato africano?

L’autodeterminazione di un popolo è un processo che prevede diversi passaggi cruciali. Innanzitutto la volontà popolare deve essere assecondata dal potere politico interno (e spesso anche da influenze esterne) che la trasforma in atto formale con una proclamazione ufficiale. A quel punto vanno create tutte le strutture politiche e amministrative in grado di gestire il passaggio di competenze dalla nazione d’origine e successivamente quello di mantenerle in autonomia. Fondamentale sono poi i riconoscimenti ufficiali da parte della comunità internazionale con l’instaurarsi di rapporti diplomatici bilaterali.

Questa sequenza di eventi è spesso ostacolata da contrapposizioni etniche, politiche ed economiche che la rendono più o meno complessa, lunga e talvolta violenta. Nel caso del Sudan del Sud (attualmente, in italiano, il nome può considerarsi sinonimo di Sud Sudan), il referendum del gennaio 2011 ha visto prevalere il si quasi unanime all’indipendenza dal Sudan e il 7 febbraio 2011 il presidente el-Bashir ne ha ufficializzato l’esito, accettando di fatto la nascita del nuovo stato. La sua proclamazione ufficiale data il 9 luglio 2011. L’ONU ha riconosciuto l’indipendenza del Sudan del Sud pochi giorni dopo, il 14 luglio 2011.

I mesi precedenti sono serviti a organizzare le nuove strutture politiche e delimitare le frontiere con il Sudan. Proprio questa operazione, considerata cruciale in quanto la zona di confine è ricca di giacimenti petroliferi, è stata portata a termine solo sulla carta mentre sul territorio esistono ancora molte aree contestate nelle quali, già in più di un’occasione, i due eserciti si sono misurati con scontri a fuoco anche violenti. La zona più “calda” da questo punto di vista è il territorio intorno alla città di Abyei dove un ulteriore referendum avrebbe dovuto sancirne l’appartenenza ma, ad oggi, non esistono ancora le condizioni di sicurezza perché la consultazione possa essere svolta. Nel frattempo il Sudan vi esercita una formale amministrazione contestata dal Sudan del Sud. Per mantenere la tensione il più bassa possibile sono presenti truppe ONU.

Un altro aspetto strategico molto importante è la gestione delle acque del Nilo che, a nord, irrigano il deserto di Sudan ed Egitto. Al momento su questo tema non sussistono particolari tensioni evidenti.

 

Esistono altre regioni nel mondo che aspirano all’indipendenza?

Le rivendicazioni di autonomia nel mondo sono numerosissime, alcune basate su richieste concrete, altre meno. In taluni casi, tali aspirazioni sono assecondate dalla madre patria, in altri vi è una forte opposizione che spesso sfocia in azioni violente. Al primo caso appartengono territori come la Groenlandia, ormai avviata verso l’indipendenza dalla Danimarca; al secondo, regioni come il Tibet cinese, la Cecenia russa o il Kashmir indiano.

Escludendo i casi in cui la rivendicazione di autonomia prescinde dall’effettivo e totale controllo del territorio (come nel caso delicatissimo dell’Autorità Palestinese), esistono una serie di territori de facto autonomi ma non riconosciuti dalla maggioranza della comunità internazionale. Essi sono:

- la Repubblica del Kosovo, unilateralmente proclamatasi indipendente nel 2008. Attualmente, terminata nell’ottobre 2012 la missione di sorveglianza internazionale sull’indipendenza dalla Serbia, è riconosciuta già da una settantina di paesi e attende solo il riconoscimento ufficiale dell’ONU.

- la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta dalla sola Turchia e da essa mantenuta e difesa; un muro ancora presente ai confini dell’Unione Europea.

- le repubbliche di Abcasia e Ossezia del Sud, formalmente territori georgiani a maggioranza etnica russa, di fatto autonome sotto la protezione militare della Russia; riconosciute da soli sei stati indipendenti: Russia, Venezuela, Nicaragua, Nauru, Vanuatu e Tuvalu.

- la Repubblica del Nagorno-Karabah, autoproclamatasi indipendente dall’Azerbaigian nel 1992 sotto controllo militare armeno. Non viene riconosciuta da nessuno stato, nemmeno dall’Armenia che la rivendica come parte integrante del suo territorio.

- la Repubblica Moldava di Transnistria, autoproclamatasi indipendente dalla Moldova nel 1990, comprende il territorio a est del fiume Dnestr. Sotto blanda tutela russa, non è riconosciuta da alcuno stato.

- la Repubblica del Somaliland, autoproclamatasi indipendente nel 1991 dal governo centrale somalo, mantiene un equilibrio politico ed economico decisamente migliore del resto della Somalia dilaniata dalla guerra civile. Analoghe rivendicazioni indipendentiste, ma ancora non appieno attuate, riguardano le province somale del Puntland e del Galmudug. Il Somaliland non è riconosciuto da alcuno stato.

- lo Stato indipendente dell’Azaouâd, che ha proclamato la propria indipendenza unilaterale dal Mali il 6 aprile 2012, rivendicando l’autodeterminazione dei popoli tuareg dalle nazioni che si dividono il territorio desertico in cui la popolazione nomade vive. Non è riconosciuto da alcuna nazione e si teme fortemente che l’azione indipendentista sia condizionata da cellule terroristiche di fondamentalisti islamici.

 

 

Che valore politico hanno i territori antartici che molte nazioni rivendicano?

Molti dei paesi che affacciano sui mari che circondano il continente antartico e altri che vantano una tradizione decennale nella storia delle esplorazioni polari, rivendicano alcune porzioni di territorio riferibili a settori circolari distribuiti intorno al Polo Sud. Si tratta comunque solo di rivendicazioni, in quanto il Trattato Antartico del 1959 firmato da 46 paesi e rinnovato per 50 anni nel 1991, blocca ogni azione militare e di sfruttamento economico, proteggendo nel contempo il territorio da ogni velleità nazionalistica. Finché il trattato verrà rispettato, il continente di ghiaccio sarà un patrimonio comune per l’umanità libero giuridicamente da vincoli territoriali.

 

Perché Cina e Giappone si contendono le isole Senkaku, grandi poco più di scogli?

Lo scontro prima militare e poi culturale tra Cina e Giappone si trascina da centinaia di anni con incomprensioni reciproche (nelle migliori delle ipotesi) e vere e proprie guerre in altri tragici momenti. Le piccole isole Senkaku (in cinese Diaoyu) si trovano nel braccio di mare che separa Taiwan dall’arco delle isole giapponesi Nansei. Come in tutti i casi analoghi, il nazionalismo è un buon pretesto ma nasconde sempre interessi più profondi. Nello specifico la sovranità di uno o dell’altro stato amplierebbe la cosiddetta “zona esclusiva di sfruttamento” e fin dagli anni ’60 si sa che nella zona sono presenti potenziali giacimenti petroliferi e di gas. I vari trattati succedutisi negli anni, a partire da quelli firmati dagli Stati Uniti subito dopo la Seconda Guerra mondiale in vece del Giappone appena sconfitto, hanno reso la situazione ancora più confusa e impugnabile attualmente non solo dalla Cina ma anche da Taiwan, a sua volta considerata dal colosso asiatico una sua provincia.

 

Perché alcuni paesi utilizzano un’ora locale che differisce di frazioni di ora rispetto al fuso orario di riferimento?

Se ci si riferisce all’India, la spiegazione è semplice. Questa nazione si trova ad occupare due fusi orari, esattamente i GMT (Greenwich Mean Time) +5 e +6. Avendo deciso di mantenere un’ora unica in tutto il territorio nazionale (cosa possibile in quanto lo stato non è eccessivamente sviluppato in longitudine), l’India ha scelto un’orario intermedio tra i due fusi e quindi si è posta a GMT +5.30. Lo stesso concetto è stato adottato da stati più piccoli e la cui capitale si trova al centro di un fuso. Iran, Afghanistan, Myanmar e Venezuela usano frazioni di ora (rispettivamente GMT +3.30, +4.30, +6.30 e -4.30).

 

Quanti fusi orari adotta la Russia? Le fonti sono discordanti.

Il tema è d’attualità. Prima del 2010 la Russia si estendeva su 11 fusi orari (da GMT +2 a +12). Dal 28 marzo 2010, il governo russo ha ridotto a 9 i fusi, unificando i due più orientali (Kamcatka e Magadan) a GMT +11 ed eliminando il GMT +4 (Samara) che veniva unito al GMT +3 di Mosca. A fine ottobre 2011 il parlamento russo decideva di mantenere l’ora legale per tutto l’anno. Questo ha determinato l’incremento stabile di un’ora in tutti i fusi. Ma non è finita. Con le elezioni del 2012, la nuova Duma a fine settembre, su indicazione del presidente Putin, ha deciso di eliminare la norma sull’adozione annuale dell’ora legale, riportando l’ora solare in tutto il paese. Il provvedimento, che sembrava imminente, è stato però congelato a fine ottobre e quindi, ad oggi, rimane in vigore l’ora legale permanente.